Il TOPE: un tetto temporaneo al prezzo del gas per diminuire il costo €/kWh dell'elettricità
Come potrebbe funzionare il TOPE sul gas per la produzione elettrica: benefici attesi, interconnessioni europee e ipotesi di copertura dei costi.
Prezzi e tariffe
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Il Governo italiano sta lavorando, nell'ambito del confronto con la Commissione europea, all'introduzione di un meccanismo temporaneo di contenimento del costo del gas utilizzato per la produzione di energia elettrica, comunemente indicato come TOPE, termine spagnolo che significa "tetto" o "limite massimo".
Secondo alcune indiscrezioni, il nuovo meccanismo dovrebbe entrare in applicazione a partire da gennaio 2027, con una soglia indicativa intorno ai 60 euro per megawattora (MWh) e una durata transitoria attualmente ipotizzata di circa un anno.
L'obiettivo è ridurre l'impatto del prezzo del gas sulla formazione del prezzo dell'elettricità, contribuendo a contenere il costo dell'energia per famiglie e imprese.
Non si tratta di un tetto fisso e incondizionato al prezzo dell'energia elettrica, ma di un meccanismo temporaneo collegato all'andamento delle quotazioni del gas, che dovrà rispettare le regole europee per evitare distorsioni negli scambi di elettricità tra i diversi Paesi.
- Il nodo da risolvere: le interconnessioni con il mercato europeo
- Quanto potrebbero risparmiare i consumatori
- L'andamento del prezzo del gas e dell'energia elettrica
- Chi potrebbe sostenere i costi del TOPE
- I possibili scenari per la copertura dei costi
- Come garantire la sostenibilità per i consumatori
- L'obiettivo: una bolletta realmente più leggera
Il nodo da risolvere: le interconnessioni con il mercato europeo
Un aspetto importante riguarda i collegamenti della rete elettrica italiana con gli altri Paesi europei.
A differenza di Spagna e Portogallo, che nel 2022 hanno introdotto un meccanismo analogo in un mercato relativamente poco interconnesso, l'Italia scambia quantità significative di energia elettrica con i Paesi confinanti.
Il sistema elettrico italiano presenta infatti un fabbisogno mensile medio di circa 25 TWh, mentre il saldo degli scambi con l'estero si aggira intorno a +4 TWh al mese. Questo significa che, indicativamente, le importazioni nette contribuiscono a coprire circa il 16% del fabbisogno nazionale, pur con variazioni nel corso dell'anno.
Il grafico mostra il contributo della produzione nazionale e del saldo estero alla copertura del fabbisogno elettrico italiano.
Il grafico evidenzia l'andamento mensile del saldo degli scambi di energia elettrica con l'estero, mostrando il peso delle importazioni nette nel sistema elettrico nazionale.
Questi dati aiutano a comprendere quanto il mercato elettrico italiano sia collegato a quello europeo e perché le interconnessioni rappresentino un elemento importante nella definizione del TOPE.
È proprio questa significativa dipendenza dagli scambi con l'estero a rendere particolarmente delicata l'introduzione del TOPE. Una riduzione del prezzo dell'elettricità sul mercato italiano potrebbe infatti modificare i flussi di energia con i Paesi confinanti, riducendo le importazioni e, in determinate condizioni, favorendo le esportazioni.
Si tratta di un rischio evidenziato anche da Eurelectric (si apre in una nuova scheda), che richiede particolare attenzione nella definizione delle regole del TOPE.
Il meccanismo dovrà quindi essere costruito in modo da evitare che una parte significativa dei benefici venga trasferita all'estero, mentre i relativi costi rimangono a carico dei consumatori italiani, salvaguardando al tempo stesso il corretto funzionamento del mercato elettrico europeo.
Quanto potrebbero risparmiare i consumatori
Il beneficio della misura dovrebbe riguardare soprattutto i consumatori con contratti di fornitura a prezzo variabile, indicizzati al Prezzo Unico Nazionale (PUN) e quelli del Servizio a Maggior Tutela.
Si tratta di un beneficio atteso, che dovrà essere verificato sulla base delle modalità definitive di applicazione della misura e dell'effettivo andamento dei prezzi.
Diversa è la situazione dei consumatori con contratti a prezzo fisso, che non beneficerebbero immediatamente della riduzione del prezzo all'ingrosso, avendo già concordato con il proprio fornitore un prezzo dell'energia per un determinato periodo.
Questi contratti, secondo le stime di Elettricità Futura (si apre in una nuova scheda), rappresenterebbero oltre il 60% del mercato.
L'andamento del prezzo del gas e dell'energia elettrica
Per comprendere l'importanza del TOPE è utile osservare come si sono mossi, negli ultimi dodici mesi, il prezzo del gas naturale sul mercato italiano (PSV) e quello dell'energia elettrica all'ingrosso (PUN).
Il grafico mette a confronto l'andamento del prezzo del gas, espresso in €/Smc, e quello dell'energia elettrica, espresso in €/kWh.
Dal grafico emerge una relazione tra i due mercati: quando aumenta il prezzo del gas, tende a crescere anche quello dell'energia elettrica. Questo avviene perché le centrali alimentate a gas contribuiscono alla formazione del prezzo sul mercato elettrico.
Negli ultimi mesi rappresentati, il prezzo del gas si avvicina a 0,84 €/Smc, mentre il prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso supera 0,20 €/kWh.
Il TOPE, con una soglia indicativa di 60 €/MWh per il gas utilizzato nella produzione elettrica, avrebbe l'obiettivo di limitare l'impatto di questi aumenti sul prezzo dell'elettricità.
In uno scenario indicativo, il prezzo dell'energia elettrica potrebbe collocarsi intorno a 0,16–0,17 €/kWh, rispetto a valori superiori a 0,20 €/kWh osservati nel grafico.
Si tratta tuttavia di un'ipotesi illustrativa e non di un prezzo garantito dal TOPE: il risultato effettivo dipenderà dal funzionamento del meccanismo, dall'andamento del mercato e dagli altri costi che concorrono alla formazione del prezzo elettrico.
La riduzione del prezzo all'ingrosso potrebbe quindi tradursi in un risparmio per i consumatori con contratti indicizzati al PUN, fermo restando che il beneficio effettivo in bolletta dipenderà anche dalle modalità di copertura dei costi della misura.
Chi potrebbe sostenere i costi del TOPE
Uno degli aspetti più importanti del provvedimento riguarda il finanziamento del meccanismo.
La differenza tra il costo effettivo del gas e il valore riconosciuto nell'ambito del TOPE genera infatti un onere che deve essere coperto.
Secondo alcune indiscrezioni, l'orientamento del Governo sarebbe quello di evitare che i costi vengano trasferiti indistintamente a tutti i consumatori attraverso gli oneri generali di sistema.
In particolare, i produttori di energia elettrica che operano anche come venditori ai clienti finali, comprese le utility, potrebbero essere chiamati a sostenere direttamente una parte dei costi, senza poterli recuperare dai propri clienti.
Questa impostazione avrebbe lo scopo di tutelare soprattutto le famiglie e le imprese con contratti a prezzo fisso, che non beneficiano immediatamente della riduzione del prezzo dell'energia sul mercato all'ingrosso.
Si tratta tuttavia di un'ipotesi ancora da definire, mentre resta aperta la questione di come finanziare complessivamente il costo della misura.
I possibili scenari per la copertura dei costi
Il finanziamento del TOPE potrebbe essere organizzato attraverso diverse soluzioni, anche combinate tra loro.
1. Copertura attraverso risorse pubbliche
Una prima possibilità sarebbe quella di finanziare una parte dei costi attraverso risorse messe a disposizione dal Governo.
Questa soluzione consentirebbe di ridurre gli oneri direttamente a carico delle bollette elettriche, trasferendo una parte del finanziamento sulla fiscalità generale.
La sua applicazione dipenderebbe tuttavia dalla disponibilità di risorse pubbliche e dalla compatibilità con le regole di bilancio e con la normativa europea.
2. Copertura attraverso gli operatori energetici
Un'ulteriore possibilità, coerente con le indiscrezioni circolanti, sarebbe quella di attribuire direttamente agli operatori energetici una parte degli oneri del meccanismo.
In particolare, i produttori che operano anche nella vendita di energia elettrica potrebbero essere chiamati a sostenere determinati costi, secondo modalità che dovranno essere definite dal provvedimento.
Sarebbe tuttavia necessario valutare gli effetti di questa soluzione sul mercato e sulle future offerte commerciali, per evitare che i costi vengano indirettamente trasferiti ai consumatori attraverso un aumento dei prezzi.
3. Copertura attraverso un corrispettivo sulle bollette
Una terza possibilità sarebbe quella di recuperare una parte dei costi attraverso uno specifico corrispettivo tariffario applicato ai consumi di energia elettrica.
Il corrispettivo dovrebbe essere proporzionale ai kWh consumati e il suo valore dovrebbe essere determinato in funzione dell'onere complessivo da recuperare.
Per limitarne l'impatto sulle bollette, il recupero potrebbe essere distribuito su un periodo adeguato, anche pluriennale, evitando di concentrare tutti i costi nel periodo di applicazione del TOPE.
La durata del recupero dovrebbe quindi dipendere dall'entità dei costi e dalla necessità di mantenere il corrispettivo a un livello sostenibile per i consumatori.
Dovrebbero inoltre essere individuate con chiarezza le categorie di utenti chiamate a contribuire, tenendo conto dei benefici effettivamente ottenuti dalla misura.
4. Una soluzione mista per distribuire gli oneri
Una quarta possibilità sarebbe quella di combinare le diverse forme di finanziamento, prevedendo una ripartizione dei costi tra risorse pubbliche, operatori energetici ed eventuali corrispettivi applicati alle bollette.
In questo scenario, la parte eventualmente recuperata attraverso le bollette potrebbe essere distribuita su più anni, con un corrispettivo proporzionale ai consumi e di importo contenuto.
La ripartizione dovrebbe essere definita in funzione del costo complessivo della misura, delle risorse disponibili e degli effetti economici sulle diverse categorie di consumatori.
Come garantire la sostenibilità per i consumatori
Indipendentemente dalla soluzione adottata, il meccanismo di finanziamento dovrebbe garantire un equilibrio tra la copertura dei costi e la necessità di mantenere effettivi i benefici economici del TOPE.
In particolare, dovrebbe prevedere:
- Una chiara individuazione delle fonti di finanziamento, specificando quale parte dei costi sarà sostenuta dallo Stato, dagli operatori energetici e dagli eventuali corrispettivi in bolletta.
- Un corrispettivo proporzionale ai consumi elettrici, con possibilità di recupero anche pluriennale, qualora sia previsto un contributo a carico dei consumatori, per distribuire i costi nel tempo e limitarne l'incidenza sulle bollette.
- Una particolare attenzione ai consumatori con contratti a prezzo fisso, che potrebbero non beneficiare direttamente della riduzione dei prezzi all'ingrosso.
- Un monitoraggio periodico dei costi e delle somme recuperate, per consentire eventuali adeguamenti del corrispettivo e della durata del recupero.
L'obiettivo: una bolletta realmente più leggera
Il TOPE rappresenta uno strumento potenzialmente utile per ridurre l'impatto del costo del gas sul prezzo dell'energia elettrica.
Tuttavia, il beneficio per i consumatori dipenderà non soltanto dalla riduzione del prezzo all'ingrosso, ma anche dalle modalità con cui saranno finanziati gli eventuali costi del meccanismo.
Per questo motivo è fondamentale che il sistema sia costruito in modo da evitare trasferimenti indiscriminati di oneri, tutelare chi non beneficia direttamente della misura e garantire che gli eventuali corrispettivi a carico dei consumatori siano proporzionati ai consumi e sostenibili nel tempo.
Il principio guida dovrebbe essere quello di garantire la copertura dei costi della misura attraverso un meccanismo trasparente, proporzionato e sostenibile, salvaguardando il risparmio effettivo per famiglie e imprese.
Il vero successo del TOPE si misurerà nella capacità di trasformare la riduzione dei prezzi dell'energia in un beneficio concreto e verificabile sulle bollette dei consumatori.